Intervista a Marco Ongaro sull'Opera MORO
D: In qualità di lettrice del libretto e di "testimone oculare" dell'opera rappresentata in "prima" mondiale a Parigi, dove ho assistito a un'ovazione generale alla fine della rappresentazione, le chiedo, innanzitutto, di parlarci di come è nata la sua esigenza di scrivere un libretto d'opera su questo fatto di cronaca avvenuto più di trent'anni fa.
R: Dopo un'opera buffa come Il cuoco fellone e un ritratto biografico come Kiki de Montparnasse, che aveva appena debuttato a Parigi nell'aprile 2007, ho sentito la necessità di cimentarmi in una terza prova drammaturgica operistica, sempre per il compositore Andrea Mannucci, che impegnasse delle corde liriche più tragiche. L'immagine di Moro mi è apparsa come un'ispirazione fulminea. Da lì, naturalmente, è iniziato lo studio del soggetto e del tipo di approccio poetico con cui trattarlo.











