Mostra collettiva ideata e curata da Micaela Giovannotti e Joyce B. Korotkin (catalogo Charta) cui partecipano i seguenti artisti: Petah Coyne, Ann Craven, Angelo Filomeno, Robert Longo, Emilio Perez, Alexis Rockman, Fred Tomaselli, Takagi Masakatsu & Saeko Takagi, Nicola Verlato, Kehinde Wiley.


Data inizio: 13-10-2005
Data fine: 14-01-2006
Orario: da Ma. a Sa. 10-13; 14.30-19.30 chiuso: festivi e lunedì
Luogo: BYBLOS ART GALLERY
Indirizzo: C.so Cavour, 25/27 - 37121 Verona
Telefono: 045/8030985
Fax: 045/8030985
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Prima personale italiana di Natacha Anderes, a cura di Marinella Paderni, dal titolo Quasi dove l’artista svizzera presenta una decina di dipinti di medie e grandi dimensioni, realizzati con la tecnica della plastilina rimodellabile, sul tema del paesaggio metropolitano. Le città ritratte nei suoi lavori sono Berlino, Napoli, Genova, Verona.
Alcuni anni fa Natacha Anderes ha intrapreso una ricerca sulla trasformazione delle periferie urbane ponendo particolare attenzione ai terrains vagues, alle aree periferiche dismesse diventate poi  zone di grandi interventi architettonici e urbanistici. L’artista fissa la fase di mutazione dei luoghi occupati dai cantieri di lavoro: insiemi di scavi, impalcature, gru, essi non sono più terrain vague - terre di nessuno - ma non sono ancora luoghi dall´identità precisa. Questi lavori dal titolo “Paysage en mutation” (paesaggio in mutazione) sono come laboratori della contemporaneità, dove l’uomo attua il suo disegno sulla realtà e per accentuare il processo di mutazione a cui il paesaggio è sottoposto, Natacha Anderes attua uno slittamento concettuale sull’opera stessa. I suoi dipinti non  solo rappresentano l’immagine della realtà ma anche la stessa condizione di impermanenza e mutabilità del reale. L’uso della plastilina rimodellabile colorata, stesa per strati e sovrapposizioni, consente di modificare l’immagine del luogo, di istituire un “contratto formale” con il collezionista-acquirente dell’opera, attraverso il quale egli si impegna a
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Ho praticato il falso con metodo, ribaltando costantemente la realtà in ‘altro’, ho imitato e copiato stampando sul vero, ho tentato di usare il materiale per quello che offre oppure violentandone la natura, ho alternato il gioco tra tautologia e snaturamento, ho usato come strumenti di lavoro l’acqua, la luce, lo specchio...”. Così Alik Cavaliere (Roma 1926 - Milano 1998), parlando del suo lavoro in un incontro che vedeva tra gli altri Calvino, Eco, Fo, Tadini. E dalle sue parole, come dall’antologica che Palazzo Forti gli sta dedicando, si desume nel suo lavoro una forte componente scenografica, teatrale. Alberi in gabbia, grandi teche di plexiglas, panchine, pareti intere di interni di pessimo gusto: è una continua sorpresa, fatta di incessanti spiazzamenti, come se davvero si avesse la sensazione di girare tra le quinte di un palcoscenico temporaneo piuttosto che tra gli zoccoli ideali di una mostra di sculture. “Consapevolezza della finzione” che emerge anche dal confronto con il dato della riproduzione: la pera, l’albero fusi in bronzo, o i calchi di corpi interi, divisi, fatti a pezzi.Rispetto alle due vie canoniche della scultura, quella della forma chiusa di Brancusi e della forma aperta di Calder, Cavaliere sembra praticarne una terza, e cioè quella di una forma che si apre senza rinunciare ai vari passaggi
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La mostra, dedicata a Paolo Farinati, intende dare piena valorizzazione all’opera di uno degli artisti più rappresentativi del Manierismo a Verona. Le 200 opere esposte tra dipinti, disegni, incisioni e materiali d’archivio sono la testimonianza più eloquente dell’incalzante e dinamica attività della bottega familiare da lui guidata, e della pratica di fissare un’idea compositiva sulla carta prima di trasferirla sulla parete o riusarla nelle tele, in un continuo, incessante “migrare” di modelli figurativi.
Oltre che decoratore Farinati fu infatti un proficuo pittore e incisore, ma anche abile scultore e saltuariamente impegnato anche come architetto, a capo di una autentica “impresa” che aspirava a coprire tutti gli aspetti della produzione figurativa, in cui fu attivo fino all’età di ottantadue anni. Coetaneo di Palladio e di Paolo Veronese, che rimase uno dei suoi modelli di riferimento assieme a Michelangelo, Giulio Romano e Parmigianino, Farinati fu l’artista che, rimanendo in città a differenza dei suoi più celebri contemporanei, assicurò la continuità della scuola pittorica veronese. La novità e la modernità delle sue ricerche gli garantirono una clientela importante, le cui commissioni giunsero numerose per la decorazione di chiese e conventi così come di ville e palazzi.
Il video in mostra inoltre, rende conto della sua attività di frescante proponendo una selezione dei cicli di affreschi di
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Oltre 400 presepi allestiti negli Arcovoli dell’Arena provenienti da tutti i Paesi del mondo: Francia, Spagna, Slovenia, Polonia, Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, Perù, Africa, America Latina, Cuba, Corea, Cina e Giappone.
In mostra anche presepi provenienti dalle regioni italiane con una grande e tipica tradizione presepistica (Lazio, la Campania, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia, la Sicilia, l’Abruzzo, la Basilicata, la Toscana, l’Umbria).
Come ogni anno, a testimoniare l’arrivo del Natale, sempre a cura della “Fondazione Verona per l’Arena”, in P.zza Brà fa la sua comparsa la famosa Stella cometa, archiscultura in acciaio alta 70 metri, divenuta oramai simbolo non solo della Rassegna stessa bensì del Natale.


Data inizio: 03-12-2005
Data fine: 23-01-2006
Orario: tutti i giorni orario: 9.00-20.00 Il prezzo del biglietto: 7 euro intero, 6 euro ridotto comitive, 4 euro speciale scuole.
Luogo: ARENA ARCOVOLI
Telefono: 045592544/591726
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Il veronese Olivieri compie un’analisi linguistica sulla pittura, sulle sue coordinate strutturali, sui suoi segni, sui suoi materiali (il colore, i pennelli, la tela, il supporto, la luce). E´ un ritorno alla prassi minima ed elementare del dipingere. A connotare la sua poetica sta proprio il valore di relazione che scaturisce dai diversi elementi tra loro accostati, che disegnano di volta in volta un magico equilibrio: la superficie monocroma satura di colore, la struttura sagomata del telaio, le pennellate ai margini dell’opera, gli interventi con gli spaghi, ecc.
In mostra circa ottanta opere di pittura e scultura, per un percorso antologico che dai primi anni settanta giunge sino ad oggi. In esposizione anche le sue sperimentazioni sugli oggetti dimessi del quotidiano (estintori, telefoni, biciclette del 1996/1997) e i dipinti più recenti – monocromi, dove il colore a restituire le velature e le trasparenze che recuperano il motivo degli spaghi (vere e proprie corde impreziosite da nappe) disposte lungo il perimetro della tela o sulla superfice stessa dell’opera.


Data inizio: 12-03-2005
Data fine: 14-08-2005
Orario: da Ma. a Do. 9-19
Luogo: GALLERIA D’ARTE MODERNA “PALAZZO FORTI”
Indirizzo: Corso S. Anastasia (Volto Due Mori 4)
Telefono: 045/8001903/596371
Fax: 045/8003524
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