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Il 20 agosto 2011 Ultima opera in scena all'Arena di Verona - ore 21:00 Roméo et Jiuliette. Opera in 5 atti di Charles Gounod, Libretto di Jules Barbier -Michel Carrè.

Replica il 24 e il 27 agosto.

Roméo et Juliette di Charles Gounod, sesta opera d’eccezione e nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona per l’89° Festival lirico, sul podio Fabio Mastrangelo e per la regia Francesco Micheli. L’opera vede impegnati Orchestra, Coro, Corpo di ballo e Tecnici dell’Arena di Verona insieme alle comparse che compongono i Montecchi e Capuleti.

Un appuntamento unico, in quanto per la prima volta Roméo et Juliette di Charles Gounod  viene eseguita all’Arena nella versione originale; l’opera manca dal Festival dal 1977, allora in scena nella versione ritmica italiana di Lorenzo Arruga.

Roméo et Juliette è l’opera veronese per eccellenza, dato che il Bardo ha ambientato il mito dei due giovani e sfortunati amanti proprio nella città di Verona, rendendola famosa in tutto il mondo come la “città dell’amore” proprio per questo la nuova produzione del cartellone 2011 intende iscriversi nel repertorio annuale del Festival lirico, come la tradizionale e celeberrima Aida.

La partitura di Charles Gounod vede la sua genesi negli anni della formazione del compositore, ispirato dall’ascolto dell’opera omonima composta da Hector Berlioz nel 1839. Inizia dunque a comporre un Romeo e Giulietta sul famoso libretto di Felice Romani, utilizzato da Vincenzo Bellini per i suoi I Capuleti e i Montecchi, tuttavia Gounod intende ben presto tornare più fedelmente al testo shakespeariano ed al dramma intimo dei suoi protagonisti. Ne nasce dunque un’opera in cinque atti, un drame lyrique tipicamente francese, in cui l’amore è il motore della scena fino a trascendere la morte fisica di Juliette e Roméo nelle battute finali; il libretto è ad opera di Jules Barbier e Michel Carré, già autori del suo Faust, che si attengono piuttosto fedelmente al testo originale di Shakespeare. La Prima va in scena al Théâtre Lyrique il 27 aprile 1867 ed in meno di vent’anni conta oltre quattrocento rappresentazioni solo a Parigi.

Roméo et Juliette che inaugura il 20 agosto all’Arena di Verona vede molti giovani debuttanti areniani, a partire dal direttore d’orchestra Fabio Mastrangelo, dal regista Francesco Micheli, dallo scenografo Edoardo Sanchi, dalla costumista Silvia Aymonino e dal coreografo Nikos Lagousakos. Un team creativo, che intende rivolgere quest’opera anche ad un nuovo pubblico che può riconoscersi come Capuleti e Montecchi, diviso in fazioni ed in lotta attorno al dramma dei due innamorati. L’Arena di Verona diventa così metafora di Verona stessa, teatro dentro il teatro, che invita gli spettatori a partecipare emozionalmente alla vicenda in scena.

Esordienti in Arena anche i due protagonisti: Nino Machaidze come Juliette, ruolo con cui ha felicemente debuttato nel 2008 al Festival di Salisburgo e recentemente apprezzata Leila ne Les Pêcheurs de perles di Bizet al Teatro Filarmonico, accanto a Stefano Secco nei panni dell’amato Roméo, tenore che sta riscuotendo successo di critica e pubblico in ruoli principali nei più importanti teatri lirici italiani e stranieri, recentemente anche protagonista nella tournée dell’Arena di Verona in Israele.

Accanto a loro la nutrice Gertrude Cristina Melis ed i debuttanti in Arena Artur Rucinski l’amico di Roméo Mercutio ed il rivale di casa Capuleti Tybalt Jean François Borras. Prima volta sulla scena areniana per il soprano Ketevan Kemoklidze nel ruolo del paggio Stéphano.  Il cast si completa con Paolo Antognetti come Benvolio e Gianpiero Ruggeri  nel ruolo di Grégorio, Nicolò Ceriani (Pâris), Manrico Signorini (Capulet), Giorgio Giuseppini (Frére Laurent) e Deyan Vatchkov (Le Duc de Vérone).

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ATTO PRIMO

Nel palazzo dei nobili Capuleti (Capulets) a Verona si tiene una festa in maschera. Tra gli invitati si aggirano Tebaldo (Tybalt), cugino di Giulietta (Juliette), e Paride (Pâris), promesso sposo della fanciulla. Giunge il padrone di casa, che presenta la figlia Giulietta ai suoi ospiti. Arriva alla festa in incognito un altro gruppo di giovani: tra essi vi è Romeo (Roméo), della famiglia rivale dei Montecchi (Montaigus), e il suo amico Mercuzio (Mercutio). Romeo, oppresso da tristi sogni premonitori, è incerto se rimanere in quel luogo pericoloso. Mercuzio lo deride garbatamente e gli ricorda la natura fallace e menzognera di Mab, regina dei sogni. Appena vede Giulietta, Romeo se ne innamora perdutamente. La nutrice Geltrude (Gertrude) vanta a Giulietta le doti di Paride, ma la giovane non si sente pronta per il matrimonio e teme di soffrire per amore. Rimasto solo con lei, Romeo le manifesta la sua intensa emozione, ma la sua identità è scoperta da Tebaldo. Romeo si allontana trascinato da Mercuzio mentre il padre di Giulietta placa Tebaldo ed esorta i suoi invitati a continuare le danze.

ATTO SECONDO

È notte. Aiutato dal paggio Stefano (Stéphano), Romeo si introduce furtivamente nel giardino dei Capuleti, contempla la finestra illuminata della camera di Juliette e loda la bellezza dell'amata: Giulietta appare al balcone e gli confessa di ricambiarlo. Il loro incontro è interrotto da Grégorio e altri valletti dei Capuleti che sospettano la presenza di un intruso. Geltrude depista i servitori. I due innamorati riprendono il loro colloquio amoroso e si giurano reciprocamente amore eterno. Romeo se ne va, augurando dolcemente la buona notte all'amata.

ATTO TERZO

Quadro primo

Romeo si reca da fra Lorenzo (frère Laurent), seguito da Juliette con la nutrice Geltrude: i due giovani chiedono di sposarsi. Il religioso accetta, nella speranza che il loro amore possa spegnere antichi astii familiari. Celebrata la cerimonia, Giulietta si allontana con la nutrice, in attesa di rivedere l'amato la sera stessa.

Quadro secondo

Nella strada di fronte alla dimora dei Capuleti, il paggio di Romeo, Stefano, sta cercando il suo padrone, e racconta la storia di una tortorella che presto scapperà dal nido per amore. Questa chiara allusione alla vicenda di Giulietta provoca la collera dei Capuleti. Grégorio, in compagnia di altri valletti, sfida a duello Stefano. Mercuzio interviene per dare man forte al paggio, e a quel punto anche Tebaldo si aggiunge alla mischia. Giunto sul luogo della rissa, Roméo cerca di ristabilire la pace, ispirato dall'amore e incurante delle accuse di viltà che gli vengono mosse dai Capuleti. Tuttavia le sue esortazioni restano senza esito: Tebaldo uccide Mercuzio e allora anche Romeo reagisce e trafigge Tebaldo che, in punto di morte, chiede al padre di Giulietta di affrettare il matrimonio con Paride. Il duca di Verona, che ha assistito alla parte finale della contesa, prende atto del dissidio incolmabile che divide le famiglie, ed esilia Romeo da Verona, intimandogli di abbandonare la città entro la sera stessa.

ATTO QUARTO

Quadro primo. È notte. Nella stanza di Giulietta la fanciulla perdona Romeo per l'uccisione del cugino, che egli ha colpito per legittima difesa. I due giovani si salutano: allo spuntare del giorno Romeo deve lasciare Verona. Rimasta sola, Giulietta si fa forza per affrontare la prova.

Quadro secondo. Subito dopo la partenza di Romeo giunge Capuleti con fra Lorenzo per organizzare le nozze di Giulietta e Paride. Rimasti soli, il religioso comunica alla sua protetta il suo piano: deve bere un narcotico da lui preparato, così tutti la riterranno morta e il giorno successivo, al suo risveglio, potrà fuggire con Romeo. La fanciulla si affida al suggerimento e ingerisce la pozione.

La cerimonia nuziale ha inizio, ma Giulietta viene meno, tra lo sgomento generale.

ATTO QUINTO

Poiché nessuno ha potuto avvisare Romeo dello stratagemma, il giovane crede che Giulietta sia effettivamente morta. Giunge alla cripta dove sono sepolti i Capuleti e in preda alla disperazione, alla vista dell'amata esanime eppure bellissima, beve un veleno mortale poco prima che lei si risvegli.

I due giovani fanno in tempo a riconoscersi e a dichiararsi reciprocamente il loro amore eterno, poi Giulietta si uccide con un pugnale per essere per sempre unita a Romeo.


Come nel caso di Faust, anche l'origine di Roméo et Juliette è legata all'Italia: risale infatti al 1841, quando Gounod, residente a Villa Medici dopo aver vinto il Prix de Rome nel 1839, inizia a musicare un Giulietta e Romeo su libretto italiano. Passano gli anni, quattordici per l'esattezza, ed ecco giunto il momento di poter riprendere il progetto giovanile a lui tanto caro. Fugge da Parigi, perché gli sembra impossibile lavorare dove non esiste il silenzio dello spirito, e si rifugia a Saint-Raphaël. Qui ritrova suggestioni 'italiane' e scrive alla moglie delle emozioni donategli dalla campagna di Fréjus che, con i suoi resti di antichi acquedotti, tanto ricorda la campagna romana. È l'aprile 1865, la fuga pare quella per Mireille in Provenza; anche in questo caso isolamento e frenesia creativa. Quella frenesia che lo divora quando lavora a un soggetto di cui è innamorato, portandolo spesso alle soglie di terribili crisi di nevrastenia, tormento costante della sua esistenza. Il furor creativo dura quattro mesi: il 10 luglio 1865 Roméo è terminato. Gounod vi tornerà sopra l'anno successivo, per comporre il secondo quadro del quarto atto, il matrimonio di Giulietta con Paride, aggiunta spettacolare voluta con ogni probabilità dal direttore del Théâtre Lyrique, Léon Carvalho; scena assente in Shakespeare, è una delle poche infedeltà del libretto. Equilibrato ed essenziale, il testo di Barbier e Carré è senza dubbio tra i loro migliori, e coniuga efficacemente le esigenze strutturali del melodramma a un dignitoso rispetto del dramma shakespeariano.

Unica tra le opere di Gounod divenute celebri a conoscere un immediato successo di pubblico e critica, Roméo et Juliette non sfuggì però al destino di successivi riadattamenti che caratterizza buona parte della produzione operistica del compositore parigino. A parte cambiamenti marginali, che sono testimoniati dalle numerose edizioni a stampa che seguirono la 'prima' del 1867, fu la ripresa del '73 all'Opéra-Comique a richiedere più sostanziose modifiche. Se ne occupò Bizet, direttore d'orchestra per l'occasione, che provvide tagli e 'accomodi' vigilato da Londra dall'amico Gounod, di volta in volta combattivo o accondiscendente. Un nuova versione venne quindi preparata per l'approdo trionfale all'Opéra (1888). Per l'occasione l'autore musicò tutti le sezioni parlate, compose l'irrinunciabile balletto, ripristinò l'ingresso del duca di Verona nel finale terzo e il cortège nuptial et épythalame nel finale quarto, assenti nel 1873. Più fastosamente decorativa, quest'ultima versione andava per certi aspetti in direzione differente rispetto alle intenzioni originarie di Gounod; portato per istinto e per gusto alla scorrevolezza dell'articolazione drammaturgica, Gounod mal sopportava le divagazioni cerimoniali imposte dall'Opéra.

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